DOPO LE 2 NON SUCCEDE MAI NIENTE DI BUONO: MA SIAMO PROPRIO SICURI?
- 14 mag
- Tempo di lettura: 3 min
La storia dell’Outdoor Film Festival: da una chiamata nel cuore della notte a Liverpool a un progetto che oggi è arrivato alla sua quarta edizione
In How I Met Your Mother, Ted Mosby dice che dopo le due di notte non succede mai niente di buono. Chiunque si sia trovato a parlare a quell’ora sa che c’è un fondo di verità: è il momento in cui si smette di ragionare troppo e si hanno quelle idee folli, quelle che durante il giorno verrebbero subito ridimensionate, quelle che spesso restano nella testa perché non c’è il coraggio di dirle a voce alta.
Eppure, se quella regola fosse sempre vera, molte storie non esisterebbero. Non esisterebbero quelle decisioni prese d’istinto, un po’ alla Barney Stinson, che sembrano azzardate ma che proprio per questo cambiano le cose.
È proprio in una notte così che nasce l’idea dell’Outdoor Film Festival.
Durante una telefonata alle due di notte, da Liverpool, arriva il coraggio di dire a voce alta qualcosa che fino a quel momento era rimasto solo un pensiero.: creare un festival che valorizzi il proprio territorio, costruire un qualcosa che possa lasciare il segno e creare un’opportunità per i giovani, fatta dai giovani. Un progetto capace di dimostrare che non sempre l’unica strada è andare via, ma che si può anche restare (o tornare) e fare la differenza.
A dare forma a questa intuizione è Giuliano Squitieri, fondatore e direttore artistico del festival. Il suo percorso segue una traiettoria che ricorda molto quella di Ted: partire, cercare altrove, provare a capire cosa costruire davvero. A un certo punto lascia il proprio paese per cercare opportunità fuori e si trasferisce a Liverpool. Liverpool rappresenta un passaggio importante. È un ambiente stimolante ma anche molto competitivo, dove emergere non è semplice e dove si è costantemente messi alla prova. È lì che lui capisce che non basta voler fare qualcosa, ma aveva bisogno di trovare il modo di farla funzionare.
Stare lontano cambia lo sguardo. San Valentino Torio non è più solo il luogo da cui si è partiti, ma diventa un luogo in cui si può fare qualcosa che prima non c’era.
La prima edizione è un inizio concreto, il primo passo per capire come costruire qualcosa che possa crescere nel tempo. Un po’ come l’episodio pilota di una serie: serve a capire se la storia regge, se ha qualcosa da dire, se vale la pena continuare.
Da lì il festival si sviluppa, migliora, si struttura sempre di più.
Oggi è arrivato alla quarta edizione e continua a crescere, portando cinema, serie TV e nuove opportunità in un territorio in cui prima tutto questo non esisteva.
Andare via, a un certo punto, diventa quasi inevitabile: serve a capire come funzionano le cose, a misurarsi con realtà diverse, a mettere insieme esperienze che altrimenti resterebbero solo ipotesi. Ma è nel momento in cui tutto questo trova una direzione che cambia davvero il senso del percorso.
Non si tratta più solo di crescita personale, ma della possibilità di trasformare ciò che si è appreso in qualcosa che prende forma, che si sviluppa e che può avere un impatto concreto.
Qualcosa che possa crescere nel tempo e dare anche ad altri un motivo per restare, o per tornare.
E a questo punto la domanda torna inevitabile.
Dopo le due di notte non succede mai niente di buono?
Forse sì, nella maggior parte dei casi. Ma ogni tanto succede qualcosa che vale la pena non lasciare andare il giorno dopo.








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